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by Felice Perussia e Laboratorio di PSICOTECNICA ®
Collana: Manuali di Psicologia, Psichiatria, Psicoterapia.
SOMMARIO
ALLA
SCOPERTA DI IO
Il
campo psicologico - Vivere, crescere, formare
TEORIZZANDO
LA VITA
Divenire
- Pensiero e azione - La chimica della mente - L'apparenza inganna
- La grammatica dei sentimenti - Volere è sapere - Ecumenismo
UNO,
NESSUNO, CENTOMILA
Bipolarismo,
o della dialettica - Tripolarismo, o delle strutture - Multipolarismo,
o dei complessi - La democrazia delle istanze
ATTORE, LETTORE,
AUTORE
Codici
normativi - Codici ingenui - Codici di codici
ATTRAVERSO
LO SPECCHIO MAGICO
Confronti
- La virtù sta nel mezzo - Protagonista, deuteragonista,
tritagonista
PROTAGONISTA
Mimesi
narrative - Il mondo, l'altro - Azione, reazione, interpretazione
- Stili di vita, progetti, sceneggiature - Accorgersi di sè
- Mimesi formali - Le età dell'acquario - La persona come
mondo possibile - Il maestro di se stesso - Il bambino d'oro
- Il potenziale umano
DEUTERAGONISTA
L'attore
del cambiamento - L'altro, o della regola e dell'alternativa
- Mimesi naturali - Mimesi professionali - Mimesi psicologiche
- Storia del transfert - La conferma dell'inadeguatezza
TRITAGONISTA
Primo
attore, regista, catalizzatore - L'apprendista stregone - Il
piacere di esserci - Il ruolo dell'attivo - Il permesso di esistere
- Spontaneità - Sciogliere i nodi - Raccontare - Incontrarsi
- Individui - Daltonia
LA STORIA INFINITA
Ballando,
ballando - Sì, viaggiare
Riferimenti
bibliografici
PRESENTAZIONE
(quarta
di copertina)
Tutta la vita è interpretazione, e comunicazione.
Analizzare un repertorio di mondi possibili alla luce di codici
che in parte ci sono stati trasmessi e che in parte ci siamo
costruiti. Mettere in scena attivamente i nostri progetti sul
teatro del mondo.
Come nell'incalzare della tragedia greca, e nella contrapposizione
tra i suoi protagonisti, deuteragonisti e tritagonisti, la storia
di ciascuno evolve incessantemente attraverso il gioco delle
molteplici istanze che muovono la mente. Il bambino d'oro che
è dentro di noi si riflette eternamente nello specchio
che cerca di attraversare. Ciascuno è lettore, così
come è autore, della realtà.
Il dipanarsi della sorte che ci immaginiamo fluisce verso il
futuro e verso il passato, inseguendo una felicità che
sembrava perduta. Ma lo scorrere della matassa genera nodi e
sofferenze di cui soltanto noi, ognuno per conto proprio, possiamo
trovare il bandolo. La risoluzione della trama è racchiusa
nella possibilità di capire e di condividere, ma anche
nella capacità di coltivare la nostra daltonia.
La formazione personale è azione mimetica dell'individuo
che dà forma al possibile, costruendo il suo stesso destino
nel confronto con l'altro. Un viaggio infinito fatto di incontri
e di confronti che sono narrazioni della nostra esistenza. L'unico
modo per capire il soggetto è leggere la sua storia.
ALLA SCOPERTA DI IO
(introduzione)
Guardare da vicinoil proprio dolore
è un mododi consolarsi
Stendhal
Sin
dagli inizi dell'umanità, il processo di evoluzione della
persona è stato oggetto di interesse, teorico e pratico,
da parte di ogni essere umano, indipendentemente dal costituirsi
di una qualche disciplina specifica che se ne occupasse. Tutti
noi abbiamo infatti seguito nell'arco della nostra vita, più
o meno consapevolmente, un percorso di formazione ovvero di auto-formazione
attraverso cui abbiamo preso forma di persona. Lo stesso hanno
fatto quanti sono venuti prima di noi, da secoli e secoli, da
millenni e millenni. Molti hanno riflettutto sul verificarsi
di tale fenomeno e sui processi che ne stanno alla base. Molti
ne hanno parlato. Alcuni ne hanno scritto.
Questo
libro è dedicato a un esame [preliminare e introduttivo]
di tale processo, detto appunto di Formazione Personale. Tale
formarsi della persona viene concepito quì come coincidente
con la storia del soggetto [in greco: istoria, termine che si
ritrova anche in latino, sta per: indagine e ricerca], ovvero
con la sua biografia, e in parte con la storia, ovvero con la
molteplicità, dei modi in cui si è cercato di descriverla
e di capirla.
Il campo psicologico
Ognuno è arteficedel proprio destino
Appio
Claudio
A
cominciare dalla seconda metà, più o meno, del
diciannovesimo secolo, il processo di formazione personale [come
evento e come studio dell'evento] ha trovato un alleato potente,
ancorchè non esclusivo, nel costituirsi della disciplina
che ha scelto di definirsi come psicologia. Tale attitudine di
analisi e di ricerca esisteva già almeno dai tempi degli
antichi greci [e anche da prima], ma ha trovato, per una complessa
serie di circostanze intellettuali e sociali, una particolare
occasione di sviluppo specialmente in quest'ultimo secolo o poco
più.
L'interesse
per gli eventi che oggi definiamo come psicologici ha avuto in
effetti una storia plurimillenaria, benchè eventualmente
sotto definizioni disciplinari differenti. Il movimento psicologico,
e con esso il tema della formazione personale, si è tuttavia
ri-costituito, e per così dire è ri-nato, in tempi
a noi vicini, specie nella forma che viene detta della nuova
psicologia.
Il
movimento psicologico moderno, dalla sua nascita ad oggi e cioè
nell'arco di questi ultimi cento anni, ha acquistato un carattere
affatto nuovo e particolare rispetto ai suoi inizi. Ho cercato
di descrivere le grandi linee di tale evoluzione in precedenti
lavori cui rimando [Perussia, 1994, 1999]. In questa sede mi
limiterò a riassumere alcuni dei fenomeni che caratterizzano
tale sviluppo della nuova psicologia, nei termini in cui interessano
anche il tema della forma-azione, ovvero della storia, personale.
Il
movimento psicologico [nella sua veste recente di nuova psicologia]
è ri-nato nel secondo Ottocento come attività intellettuale
e disinteressata cui si dedicavano pochi studiosi in laboratorio,
secondo il modello delle scienze naturali. Nella prima metà
del novecento si è consolidato nellintervento clinico,
proposto sulla falsariga di una metafora bio-medica da attuare
nel gabinetto di consultazione. Si è trasformato infine,
nel secondo novecento, in unattività di servizio, attuata
da un numero rilevante di professionisti nei contesti più
disparati. Il tutto in un quadro di crescente rilevanza della
dimensione anche economica della disciplina.
E'
avvenuto dunque che tanto il modello della ricerca di base quanto
quello della [psico]terapia, intesa come cura di uninfermità
mentale, sono apparsi sempre meno adeguati rispetto alla domanda
in senso lato psicologica che emerge dalla società. Al
modello dello studio scientifico disinteressato, e a quello del
trattamento di una malattia, si è dunque sostituita una
concezione della psicologia come intervento che facilita la competenza
della persona. A questo proposito, sarà utile ricordare
che loriginale greco therapon definisce il servitore, il compagno,
laiutante; mentre therapeia indica: cura, servitù, assistenza,
accompagnamento, scorta, servizio, compiacenza, servilismo [in
alcune aree del mondo tedesco, per dare il benvenuto a qualcuno,
gli si dice: servus!]. In questo senso, la terapia rimane sì
un cardine del movimento psicologico. Ma in un senso progressivamente
diverso, che forse indica qualcosa daltro.
Con
levolvere novecentesco della psicologia, si è sviluppata
la consapevolezza di una evidente inadeguatezza del concetto
di terapia come modo elettivo della disciplina. Benchè
l'immagine sociale diffusa della materia [tra il pubblico, ma
anche tra molti addetti ai lavori] si avvicini a quella della
medicina individuale in uno studio privato, la gran parte dell'attività
degli psicologi si svolge in effetti come servizio sociale rivolto
alle più diverse situazioni.
Quello
che appare significativo è tuttavia il fatto che il tema
della psicologia ha largamente trasceso il contesto di quella
che si è auto-definita come competenza psicologica in
senso tecnico. I concetti e i principi scientifici che le hanno
permesso di affermarsi come una delle discipline, delle professioni
e delle modalità di servizio più caratterizzanti
di questo secolo sono diventati infatti patrimonio un po' di
tutta la cultura, anche molto quotidiana, del nostro tempo.
Ciò
vale tanto da un punto di vista teorico quanto da un punto di
vista pratico. Anche se la psicologia, come disciplina scientifica,
accademica e applicativa, si è proposta come una competenza
separata e in qualche modo esclusiva rispetto al resto della
società, di fatto tutti [esperti e profani] parliamo liberamente
e spesso con una certa competenza [almeno a nostro giudizio]
di temi psicologici, ce ne costruiamo in qualche modo delle teorie
e le applichiamo a noi stessi e a quanti incontriamo sulla nostra
strada.
In
psicologia si è andata affermando anche una tradizione
di professionisti eminenti, ovvero di studiosi particolarmente
rappresentativi e autorevoli, da utilizzare come fondamenta della
disciplina. Tuttavia: se è vero che i grandi autori hanno
fornito contributi determinanti alla comprensione della soggettività;
è pure vero che tutti noi siamo però in qualche
modo psicologi, studiosi di psicologia e terapeuti [anche se,
spesso, non particolarmente eminenti].
Il
caso della psicologia non è peraltro molto diverso da
quello di altre competenze culturali. Capita infatti a tutti
noi di attuare, in modo dilettantesco, ciò che per alcuni
è una professione: intellettuale [come ad esempio nella
filosofia o nella teologia o nella letteratura] e/o materiale
[come ad esempio nella culinaria o nel giardinaggio] e/o fisica
[come ad esempio nello sport]. Questo vale per la medicina, il
diritto, l'economia, l'architettura e mille altre aree della
conoscenza, ivi compresa naturalmente anche la soggettività
umana.
Detto
altrimenti: tutti noi riflettiamo sui grandi temi dellesistenza,
sviluppiamo una nostra visione del sacro, raccontiamo storie,
prepariamo cibi, coltiviamo piante, camminiamo, cerchiamo di
debellare l'influenza, abbiamo opinioni su ciò che si
può fare e su ciò che non si può fare, impieghiamo
i nostri risparmi, arrediamo la casa, e via dicendo. Tutto questo
avviene anche se non siamo professionalmente dei filosofi, dei
sacerdoti, degli atleti, dei medici, dei magistrati, dei commercianti,
degli architetti, degli impiegati, degli operai, dei guaritori,
degli psicologi, o quant'altro.
In
particolare, nella prospettiva [latamente neo-psicologica o post-psicologica]
in cui si muove questo libro: tutti noi, che ce ne rendiamo conto
oppure no, ci occupiamo di storia personale, sia nel senso che
ci formiamo, sia nel senso che formiamo, sia nel senso che siamo
formati. La differenza sta nel fatto che molti non ne derivano
una professione, almeno non con linsistenza e la convinzione
del professionista che la professa sistematicamente.
Benchè
la dimensione psicologica della realtà faccia parte integrante
della modernità e della contemporaneità [così
come la post-psicologia della post-modernità], una vera
e propria influenza tecnica degli psicologi nei diversi settori
del vivere civile è molto meno diffusa e strutturata di
quello che si potrebbe credere. Esiste cioè una curiosa
sproporzione tra la rilevanza culturale della psicologia e l'intervento
concreto degli psicologi. Il pensare psicologicamente è
ormai parte costitutiva del nostro tempo. La cultura psicologica
ha infatti cambiato radicalmente la mentalità e la sensibilità
della nostra epoca. Il nostro mondo è intriso di psicologismo
[Jervis, 1999]. Ma l'intervento formale e professionale degli
psicologi è circoscritto a un limitato ventaglio di occasioni.
In
quest'ultimo secolo si è certamente sviluppata e consolidata
grandemente lazione della psicologia come professione, ma più
ancora si è psicologizzata la concezione della vita di
tutti noi. Sono le professioni, e la gente, ad essere diventati
psychology oriented, molto più di quanto gli psicologi,
come professionisti, siano riusciti a intervenire direttamente
nel e sul mondo. Più che servirci spesso degli psicologi,
cosa che pure è avvenuta in misura crescente, siamo diventati
un po tutti psicologi noi stessi.
Vivere, crescere, formare
E' molto difficile spiegarequesta maniera di pensare
a quelli che non hanno pensatoin questa maniera
Richard
Schechner
Nel
linguaggio psicologico, così come nel parlare comune,
alcuni aspetti della storia personale vengono correntemente definiti
come formazione psicologica, particolarmente con riferimento
al concetto di terapia. Utilizzerò dunque nel testo anche
quest'ultima espressione, giusto per capirsi, benchè non
sia assolutamente a questa forma linguistico-concettuale che
il libro è dedicato, bensì, per certi aspetti,
anche alla sua negazione o meglio al suo superamento [come cercherò
di spiegare più oltre].
I
termini specifici con cui mi riferirò agli attori della
relazione formativa saranno dunque: soggetto e soggetto [ovvero:
persona e persona]. Utilizzerò naturalmente, per restare
nel linguaggio psicologico convenzionale, anche parole più
familiari alla letteratura, come: individuo, personalità,
paziente, cliente, terapeuta, psicologo, psicoanalista, psichiatra,
professionista, medico, maestro, consigliere, ecc. Il centro
focale è comunque il soggetto, o essere umano, o persona.
Termini neutri.
In
altre parole, come è bene chiarire sin da subito, così
da fugare una parte dei possibili dubbi, questo libro, e il modello
che vi viene adombrato, non è nè vuole essere un
testo sulla psicoterapia. Alla luce di quanto spero di delineare
con qualche efficacia nelle pagine che seguono, la psicoterapia
[diciamo meglio: la teoria della psicoterapia letteralmente intesa,
molto più di quanto non avvenga per la pratica terapeutica
concreta] è una specie di perversione della psicologia.
D'altra parte: io stesso non sono un terapeuta [nonostante le
apparenze], più che altro perchè non voglio definirmi
tale e non ci tengo affatto ad esserlo.
Uno
dei più noti autori della fase pionieristica della nuova
psicologia, nelle sue lezioni introduttive alla psicoanalisi
[Freud, 1917-1933] nota acutamente che spesso, per capire la
presentazione di una modalità di pensiero originale, sarebbe
necessario conoscerla già. Sigismund Freud sottolinea
dunque che il suo sforzo di presentazione è costretto
ad un continuo lavoro di approfondimento e di semplificazione,
che un po' corre avanti e un po' ritorna continuamente sui suoi
passi.
Questo
dipende anche dal fatto che egli si preoccupa costantemente di
distinguere tra quanto può essere detto ad un profano
che si avvicina per la prima volta alla materia e quanto invece
ad un discepolo che è già al corrente di molte
cose. Tanto che, per tutte le sue Lezioni introduttive, ripete
spesso considerazioni del tipo Ho sempre limpressione che
a queste conferenze manchi il diritto di esistenza. Agli psicoanalisti
dico troppo poco, e, in genere, nulla di nuovo; e a voi dico
troppo, espongo cose alla cui comprensione non siete preparati,
che non sono dunque per voi [Freud, 1917-1933, 424].
In
questa sede fa difetto tale preoccupazione, di distinguere tra
i molti chiamati e i pochi eletti [temo infatti che, nella fattispecie,
vi sia carenza di entrambi], ritenendo che tutti siamo più
o meno nelle medesime condizioni [e comunque: questo non è
un discorso elettorale]. La bella immagine a spirale testè
evocata rende però bene l'idea della difficoltà
a presentare un modello teorico-pratico che, come avviene tipicamente
in psicologia, si basa su di un atteggiamento mentale più
che su di una sequenza lineare di dati e di affermazioni concatenate.
Essa vale, più o meno, per qualsiasi ideologia scientifica.
Vale, naturalmente, anche per il modesto libro che hai tra le
mani.
La
presente descrizione del modello della forma-azione personale
risente dunque un po' meno di tale vincolo. La psicologia è
diventata ormai una conoscenza relativamente diffusa e molti
dei lettori di questo testo [sempre che vi siano altri, oltre
a noi due] sono già familiarizzati ai modelli concettuali
della disciplina. Tuttavia, rimane il fatto che, per capirne
la sostanza [e soprattutto lattitudine che la caratterizza],
occorre averla già un po' presente prima di avvicinarla.
La storia personale, come ogni modello scientifico, è
infatti, prima di tutto, un modo di porsi o, come potrebbe dire
qualcuno, una categoria dello spirito [un mood].
Preciserò
anche che, da un punto di vista psicologico, mi considero per
certi aspetti un freudiano puro [come credono anche molti colleghi],
almeno in termini di formazione, avendo praticato il medesimo
percorso di intervento psicoanalitico preciso e personale [di
vera e propria psicoanalisi sistematica sotto la guida di un
medico analista esperto] che ha seguito lo stesso Sigismund Freud,
e cioè, come è noto, nessuno. Questo dato, che
mi è capitato più volte di ricordare a colleghi
ed amici, potrebbe venire percepito come un gioco di parole dal
gusto paradossale. Personalmente lo considero invece una questione
seria e significativa, da prendersi alla lettera [senza infingimenti],
anche per le molte implicazioni epistemologiche che porta con
sè. Per quanto concerne il tema della formazione personale,
si può infatti dire di Schlomo Freud, per fortuna, lo
stesso di Alice: "generalmente si dava ottimi consigli (benchè
molto di rado li seguisse)".
Avendo
assunto ad esempio il grande pioniere di tutti noi nuovi psicologi,
non ho dunque mai fatto la analisi. Non sono insomma quasi mai
stato sistematicamente dal lo/la analista [se non, molte volte
(ma non in modo continuativo), a cena; spesso ospite, e ne ringrazio].
Ciò è dipeso in larga parte dai casi della vita
[mia e sua], avendo trovato maestri decisamente freudiani anchessi;
ma anche da una mia scelta strategica [di tempo, di economia,
di priorità, ecc]. Mi rendo dunque conto che, in termini
di distinzione sociale, il non avere seguito qualche analista
tre volte la settimana per anni [ne ho seguito in effetti qualcuno;
ma abbiamo interagito con minore assiduità] mi colloca,
pur nella rassicurante compagnia dell'eterno emarginato, in una
condizione psicologicamente discutibile.
Ho
dunque percorso una mia storia psicologica classica ma non lussuosa,
per dirla con Torstein Veblen, e soprattutto non dispongo di
una formazione psicoanalitica diversa da quella di Schlomo Freud.
Gli amici che lo desiderano potranno dunque interpretare, gratuitamente,
questo libro anche in termini psicodinamici; stante che possono
farlo anche comportamentisticamente, cognitivisticamente, esistenzialistico-umanisticamente,
o conformemente a qualsiasi altra mente di loro gradimento.
Ho
peraltro svolto una lunga attività di forma-azione personale
altrui [o almeno: spero; e comunque ci ho provato], per lo più
con una pluralità di persone. Mi è anche capitato
di avere di fronte un interlocutore solo per volta, ma si è
trattato dell'eccezione più che della regola [un minimo
di seguito, devo dire, non mi è mai mancato; a Dio piacendo].
Anche questo, lo capisco, mi potrebbe abbassare in quella scala
della distinzione sociale, che una parte degli psicologi si è
costruita. Un professionista d'élite non potrebbe godere
infatti, per la contraddizion che nol consente, di molta popolarità.
Tengo
dunque a precisare che non sono [mai] stato [per davvero] un
analista, nel vero senso della parola, prima di diventare altro,
e che ho avuto molti padri teorici ma nessuno in particolare
[Laio incombe] cui ispirarmi. Direi che sono sempre stato, ahimé,
niente di più [e niente di meno] che un semplice soggetto
tra gli altri.
Durante
il lavoro di studio e di stesura legato a questo breve libro
[così come in altri casi consimili] ho provato continuamente
la sensazione, penso condivisa da molti estensori di testi [articoli,
libri, tesi, ecc], così come da molti lettori [anche se
magari non scrivono], di inseguire una meta che si allontanava
ogni volta che mi pareva per un attimo di arrivarle vicino [un
po' come in quei sogni dove non si arriva mai al punto, eppure
non ci si sveglia (preciso, per gli enigmisti: non si tratta
di un mio sogno ricorrente, almeno che io sappia, mentre dormo)].
Di libro in libro, di citazione in citazione, di bibliografia
in bibliografia, di absract in absract, non ho fatto altro che
svolgere un filo di Arianna che però, a differenza di
quello che sarebbe successo a Teseo, non mi ha permesso affatto
di uscire dal labirinto.
Sono
anzi ancora quì a percorrerlo, con molte speranze ma anche
con il sospetto che il senso di tutta la faccenda non stia affatto
nel raggiungere l'uscita [come è noto, alla fine di tutta
la storia, il povero Teseo venne buttato giù da una rupe;
sia pace allanima sua!]. Se vogliamo, penso piuttosto che sarebbe
meglio non arrivare mai a tale uscita che, per dirla con il poeta,
mi - e anche: vi - potrà portare la prima notte di quiete,
che è anche l'ultima.
La
storia personale mi ricorda piuttosto la volenterosa e inesauribile
azione del tessere e del dipanare i nodi al telaio [Penelope
insegna]. Credo peraltro che questa immagine possa rendere l'idea,
ovvero fornisca una possibile rappresentazione efficace [tra
le altre], di alcuni concetti che sono basilari in questo libro:
la deriva semiotica, la mimesi, lessere-al-mondo come racconto
e come teatro, lo specchio, la riflessione, lauto-referenzialità,
la forma-azione personale, la continua costruzione e ricostruzione
di una storia infinita, e via dicendo.
La
strada della conoscenza [o almeno del tentativo di capire un
po meglio] è una conversazione continuamente interrotta,
poichè consiste nell'accumulare grandi quantità
di idee, la cui sintesi attraverso i libri ci permette soltanto
di definire grossolanamente un gradino su cui appoggiarsi per
raggiungerne un altro [ma quale altro? e partendo da quale?].
Come nelle sabbie mobili: uno mette un piede su qualcosa, il
piede affonda, allora si appoggia credendo di venirne fuori,
e si ritrova più impantanato di prima [anche quando arriva
Tarzan a salvarti, può capitare di ricaderci].
Il
seguito alla prossima puntata. Anche se, per citare una delle
mascotte di questa ricerca [Alice, per chi non lavesse ancora
capito]: "Il resto la prossima volta" - "E' la
prossima volta!".
In
effetti, l'idea del soggetto ha avuto una lunga storia in cui
i modelli di ricerca si sono costruiti di volta in volta un proprio
ideale umano, senza che l'ideale successivo [nonostante tutti
gli sforzi di Thomas Kuhn] riuscisse davvero a scalzare il precedente.
La storia della psicologia è poi sempre stata ricca di
metafore sulla persona e sulla sua mente, che possono essere
ritrovate anche nella letteratura fictional [Kearns, 1987], oltre
che nella saggistica a sfondo intellettuale e scientifico più
in generale.
__________________________
Storia del soggetto
esiste anche in questa versione:
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di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale
(Corso A, laurea triennale) e di Psicotecnica (laurea magistrale)
nella Facoltà di Psicologia dell'Università di
Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente
della Società Italiana
di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale
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