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by Felice Perussia e Laboratorio di PSICOTECNICA ®
Collana: Manuali di Psicologia,
Psichiatria, Psicoterapia.
SOMMARIO
AUTOANALISI
Chiarezza -
Precisazioni
IL MESTIERE
DELLA MENTE
Cavalieri
senza nome - Lo psicologo prima dello psicologo - Una lunga storia
cominciata da poco - Storiografia psicologica - Fonti - Nei secoli
dei secoli - Le molte anime del movimento psicologico
LO PSICOLOGO
PROTOTIPICO
Immagini
- Pubbliche relazioni - Eminenze - La legge
IL CASO ITALIANO
Le
origini - Filosofia - L'alba accademica - Oscuramento - La ricostruzione
- Prima della rivoluzione - Il grande caldo - Ambivalenza reattiva
- La malattia mentale - Il corso di laurea - Lo psicologo va
al congresso - La febbre - Convalescenza - Il rilancio - Scandali
- Applicazioni - La scienza - L'albo degli psicologi
L'INTERNAZIONALE
PSICOLOGICA
Stelle
e strisce - Il resto del mondo - Europa - Altre terre - Gli italiani
dall'estero - Miti di generazione - La persecuzione antipsicologica
- La persecuzione antipsicoanalitica - La grande proletaria
UNA GRANDE
FAMIGLIA
Medici
- Fratelli coltelli - Collaborazione - La prescrizione di farmaci
- Psichiatri - Il cerusico dell'anima - Psicoanalisti - Lo sviluppo
della psicoanalisi in Italia - Psicoanalisi e società
- Psicoterapia e medicina - I non-psicologi
DIVENTARE PSICOLOGO
La
formazione universitaria in psicologia - La selezione dei futuri
psicologi - Strumenti di selezione - La selezione spontanea -
Interessi e motivazioni - Variabili di personalità - Immatricolazioni
- La formazione di base - La formazione specialistica - La specializzazione
clinica - Gli specializzandi - La psicoterapia personale - Valutazione
della formazione - La disoccupazione
SUPPORTI
Teorie
- Scuole di riferimento - Eclettismo - Continuità e diversificazione
- L'editoria psicologica - Guide - Il professore di psicologia
LA PROFESSIONE
Il
processo di professionalizzazione - La terziarizzazione dell'occidente
- Lavorare col pensiero - Il professionista psicologo - Contesti
- Soddisfazioni e disagi - Redditi - Il ricercatore - La psicologa
- Il clinico - La professionalizzazione del paziente
L'INTERAZIONE
CLINICA
La
psicoterapia in concreto - Il prototipo del terapeuta, Freud
- Struttura dell'intervento - Modelli di terapia - Setting -
Durata - Eventi significativi - Esiti - Problemi della relazione
- La variabile economica - La variabile apertura/chiusura - La
variabile erotica - La variabile etica - Altri fattori
IL PAZIENTE
Il
bacino di utenza - Il paziente potenziale - Il paziente attuale
- Il paziente prototipico - Il paziente privato - Il paziente
istituzionale - La selezione sociale del paziente - Il professionista
seleziona il cliente - Il cliente seleziona il professionista
- Pregiudizi da parte del clinico - Differenze di vedute tra
cliente e professionista - Il paziente psicologo
NUOVI CHIERICI
Cosa
sarà?
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
PRESENTAZIONE
(quarta
di copertina)
Psicologia clinica e applicata, laboratorio, ricerca
sul campo, setting. Corsi di laurea in psicologia. Psicologi,
psicoanalisti, psichiatri, medici. Formazione, lavoro, ruolo
dello psicologo, albo professionale. Origini, evoluzione, attualità.
Gli psicologi, e gli studenti di psicologia, sono una componente
importante della cultura e della società contemporanea,
assieme ai loro pazienti, committenti e professori. Ma non conosciamo
con esattezza chi sono appunto gli psicologi, che cosa pensano,
che cosa fanno, che cosa sperano, come si formano, che cosa li
aspetta una volta formati, in che misura fanno riferimento alle
varie teorie e tecniche, chi sono e che cosa pensano i loro clienti.
Oggetto del libro non è la Psicologia, bensì lo
Psicologo. La storia e l'attualità dell'una e dell'altro
si confondono, ma non coincidono. La pratica quotidiana è
diversa dalle teorie. Per descrivere lo psicologo-in-azione,
questo ampio rapporto si basa, in una prospettiva storica ma
puntata sull'attualità più recente, su centinaia
e centinaia di ricerche contemporanee, condotte presso psicologi,
studenti di psicologia, professori e clienti in varie parti del
mondo (di cui una parte significativa in Italia).
Un libro originale e completo, oltre che vivace e documentato
fino al dettaglio, che tutti gli psicologi, e tutti gli studenti
di psicologia (per non parlare dei loro clienti) dovrebbero leggere
dall'inizio alla fine.
AUTOANALISI
(introduzione)
Non si può
capire veramente uno psicologo se non si conoscono la storia
e l'attualità della psicologia. Non si può capire
veramente la psicologia se non si conoscono la storia e l'attualità
degli psicologi. Se la psicologia, in quanto scienza e in quanto
filosofia, è un processo astratto di conoscenza, essa
consiste anche, in quanto professione, di un movimento fatto
di persone. Detto altrimenti: la psicologia-nel-mondo si confonde
con la fenomenologia dell'essere psicologo.
Parafrasando
Poincarè, potremmo dire che "psicologia è
ciò che fanno gli psicologi". Forse non è
soltanto questo, ma di sicuro è almeno questo.
Psicologia e Psicologo sono due concetti diversi. Tuttavia, quando
si parla di nuova psicologia, dalla fine dell'800 in poi, l'elemento
distintivo è sì il metodo, e la teoria, ma soprattutto
la nascita della professione. Un modo sicuro per distinguere
la psicologia cosiddetta scientifica da quella cosiddetta pre-scientifica
consiste infatti nel separare gli psicologi che si percepiscono
e quindi si dichiarano come esplicitamente tali (quelli scientifici)
dagli studiosi che non si definiscono psicologi (quelli pre-scientifici).
La psicologia in quanto scienza autonoma è identificabile
solo attraverso il costituirsi di un movimento psicologico come
riferimento per l'identità dei professionisti della mente.
Anche nella sua natura di progetto scientifico, la disciplina
esiste solo nel momento in cui viene costituito all'interno dell'epochè
un particolare vissuto di rapporto col mondo che si autopropone
appunto come psicologico.
La
psicologia è una corrente di pensiero che può esistere
solo in quanto esiste un movimento di uomini che ne rappresenta
la testimonianza concreta nella cultura e nella società.
Gli psicologi sono la reificazione della psicologia, che a sua
volta rappresenta la cifra del loro rapporto fenomenico con la
realtà. Una reificazione della psicologia sono anche,
complementarmente, i loro clienti-pazienti, pazienteovvero il
loro pubblico. Il contesto psicologico è definito da un
apparato teorico di base, il quale trova però la sua realtà
nelle molte figure che agiscono in suo nome. In primo luogo la
comunità degli psicologi stessi, ma anche quella dei loro
pazienti e committenti, di coloro che li formano (i professori
di psicologia, i caposcuola e i supervisori della pratica clinica,
gli altri intellettuali che li ispirano), nonchè tutto
quell'insieme di simpatizzanti (aspiranti psicologi, aspiranti
clienti, dilettanti, curiosi) e antagonisti (critici, oppositori,
concorrenti) che ruotano attorno a tale nucleo disciplinare.
Il
movimento psicologico rappresenta oggi una realtà di vaste
dimensioni, caratterizzata da una tradizione ormai lunga e radicata.
Questa storia, così come questa attualità, non
è molto nota, specie per quanto riguarda il caso del nostro
Paese. E' poco conosciuta dal pubblico in genere. Quasi la ignorano
le nuove generazioni che si affacciano massicciamente al campo
della ricerca e del lavoro psicologico (ovvero che si preparano
ad esserne i clienti). Le conoscono relativamente poco anche
gli psicologi in servizio professionale, così come gli
accademici dei corsi di laurea.
Scopo
di questo libro è di contribuire ad una definizione della
nuova identità dello psicologo. Ad oltre un secolo dalla
nascita della psicologia, il profilo di questo professionista-scienziato,
della sua formazione, delle sue attività, dei suoi clienti,
è notevolmente mutato rispetto alle origini. Lo psicologo
rappresenta ormai una figura significativa del nostro tempo,
rispetto al quale si ha l'impressione di conoscere molto e di
cui in effetti si sa abbastanza poco. In questo saggio mi propongo
dunque di chiarire meglio agli psicologi, agli studenti e al
pubblico in genere (oltre che a me stesso), che cosa sia appunto
il movimento psicologico. Queste pagine vogliono presentare una
fotografia dello psicologo contemporaneo; avendo però
chiaro che questa rappresenta il fotogramma ingrandito di un
film che stiamo girando da più di cent'anni.
Esiste,
da almeno un secolo a questa parte, una letteratura considerevole
che affronta il tema di "Che cosa è la psicologia?".
Tale vasta produzione di testi mette l'accento soprattutto sul
dibattito teorico, epistemologico, filosofico, di scuola. Nelle
pagine che seguono mi propongo di contribuire a trovare una risposta
a tale inesauribile curiosità, ma scegliendo una domanda
diversa. La domanda cui cerco di rispondere in questo libro è
infatti, piuttosto, questa: "Che cosa è lo psicologo?".
In
altre parole: il libro è dedicato alla forma della
psicologia, al modo in cui questa esiste nella concretezza del
lavoro di tutti i giorni, più che al contenuto
di quello che lo psicologo, lo studente o il pubblico utilizzano
come riferimento teorico quando parlano della disciplina. Inevitabilmente,
c'è sullo sfondo di queste pagine anche il quadro contemporaneo
delle teorie della soggettività, ma i richiami di scuola
che pure vi compaiono tra le righe sono funzionali a disegnare
uno schizzo della phisiologie della comunità psicologica
(per dirla con Balzac), e non alla fondazione epistemologica
della sua teoria. In altre parole questo libro è dedicato
all'essere-nel-mondo della psicologia, alla fenomenologia di
questo stato d'animo (che è anche una professione), e
non alla riflessione teoretica degli psicologi.
Come
è facile intuire, uno sforzo di definizione della prassi
formale coincide necessariamente con un processo di ridefinizione
della strategia euristica. O, in altre parole: una volta che
è stata descritta attraverso la concretezza operativa
quotidiana dello psicologo in quanto soggetto, anche la teoria
psicologica della soggettività può acquistare un
significato differente.
Non
è di fatto possibile distinguere tra i vari percorsi paralleli
che la costruzione del movimento ha seguito: fra la storia della
teoria e la storia di chi l'ha costruita, fra l'evolversi delle
istituzioni universitarie che la codificano e il modificarsi
della preparazione di chi la applica, fra le strategie personali
di ricerca di ciascun singolo operatore e lo sviluppo delle associazioni
psicologicheprofessionali ovvero di quelle scientifiche, e di
quant'altro si riferisca in qualche modo all'universo psicologico.
Sono tutti temi strettamente interconnessi, che costantemente
si rimandano l'un l'altro e si chiariscono (ovvero si complicano)
reciprocamente.
Lo
psicologo attuale può essere descritto facendo riferimento
alla formazione della psicologia ovvero alla formazione
degli psicologi. Le due dimensioni, entrambe costantemente in
divenire, sono complementari l'una all'altra. I temi ricorrenti
di questo libro sono dunque quelli della storia degli psicologi
(concepita in buona parte come serie di flash back necessari
a capire la situazione attuale), della identità e della
formazione, della ricerca, ovvero della biografia individuale,
dell'applicazione, della analisi psicologico-sociale relativa
alla professione psicologica nel suo complesso. Per dirla con
gli storiografi contemporanei, si tratta di una storia minima,
o materiale, o sociale (oltre che, in buona parte, di una storia
di vita). Si tratta, soprattutto, di attualità.
Il
libro sviluppa una costante attenzione a due differenti quadri
formativi, professionali e culturali: quello italiano e quello
statunitense. Sullo sfondo, c'è la crescita degli psicologi
nel mondo. Il richiamo al contesto nordamericano è importante
sia per avere un punto di confronto sia, soprattutto, perchè
la ricerca statunitense nel settore è notevole, e ha prodotto
una quantità di materiale scientifico superiore a quella
offerta dalla ricerca di qualsiasi altro Paese. La comunità
psicologica nordamericana rappresenta inoltre, come vedremo,
il punto di riferimento, esplicito e implicito, praticamente
di tutta la psicologia mondiale.
Chiarezza
Sulla realtà
dello psicologo esistono, presso il pubblico così come
presso gli psicologi, molte fantasie. Alcune di queste, verificate
alla prova della ricerca sistematica (delle molte indagini qui
radunate), risultano false.
Alcuni fraintendimenti
sono originati dalla nulla, o scarsa conoscenza dei fatti presso
il pubblico e talvolta anche presso gli specialisti. Altri derivano
dalla tendenza, almeno da parte di alcuni, a mantenere per sè
i segreti di bottega. Ciò discende da una forma di gelosia
professionale o dalla convinzione, più o meno consapevole,
che il controllo di informazioni riservate rappresenti al contempo
un privilegio e un elemento di autorevolezza. Non lo si vuole
dunque condividere con altri, temendo di ridurne il valore, in
quanto il possesso di un segreto può rappresentare comunque
un elemento di distinzione e di potere, almeno agli occhi di
un pubblico che crede nella sua esistenza.
Alcuni ritengono
che la conoscenza diffusa della realtà psicologica possa
rappresentare un impoverimento della disciplina. Si temono i
rischi di una eccessiva volgarizzazione. Si sospetta che, una
volta definito in modo più trasparente il quadro della
situazione, si diffonderebbe ulteriormente nel pubblico la già
diffusa sensazione di poter dire il proprio parere sulla psicologia
anche se non si possiede una competenza approfondita in materia.
Alcuni preferiscono dunque mantenere all'interno della cerchia
degli addetti ai lavori le conoscenze "vere", e il
relativo dibattito, perchè ritengono di essere gli unici,
in quanto specialisti, a poterle capire e utilizzare correttamente.
E' il concetto
delle contraddizioni in seno al popolo, o dei panni sporchi,
che non vanno mostrati all'esterno per non indebolire il gruppo.
E' la tipica pretesa del tecnico di essere il solo a poter giudicare
poichè egli è l'unico che conosce. E' la convinzione
che il pubblico (sia generico sia di quelli che si stanno formando),
rispetto alla propria attività, non vada considerato come
un interlocutore alla pari bensì come un minore che deve
essere guidato.
Altri fraintendimenti
derivano da una tendenza diffusa a costruire la storia in termini
di leggenda. Questa produce convinzioni irrealistiche la cui
ragione d'essere non risiede tanto nei fatti quanto piuttosto
in una aspettativa pregressa, in un desiderio profondo, che certi
fatti esistano. Può darsi che il mostro di Loch Ness (piuttosto
che le amazzoni, i vampiri, le percezioni extra-sensoriali o
i cannibali) non esistano, ma per qualche motivo fa piacere pensare,
pur tra dichiarazioni di scetticismo, che forse ci siano o ci
siano stati.
Così,
ad esempio, agli psicologi piace pensare di essere stati perseguitati,
a motivo della propria fede psicologica, in qualche periodo della
loro storia. Piace loro credere che la laurea in psicologia sia
sinonimo di disoccupazione. Amano non di rado percepirsi come
soggetti relativamente marginali rispetto ad un mondo ostile.
Tali convinzioni, ben poco attendibili se verificate con indagini
sistematiche, sono coltivate amorevolmente dagli psicologi poichè
rispondono ad una qualche loro esigenza profonda. Esse fanno
parte tuttavia della loro (nostra, mia) fenomenologia, di cui
appunto mi propongo di delineare uno schizzo in queste pagine.
Uno
degli obiettivi di questo libro consiste allora nel fornire dati
di ricerca, quanto più possibile ampi e circostanziati,
per definire lo psicologo e, con esso, alcuni aspetti della disciplina
che rappresenta la sua ragione d'essere. La psicologia è
prima di tutto una scienza, uno strumento di conoscenza e di
previsione, che può servire agli stessi psicologi per
capire meglio se stessi. Anche un tema eminentemente applicativo
e professionale come la condizione operativa dello psicologo
può essere dunque affrontato utilmente con gli strumenti
di quell'indagine empirica che costituisce la base della psicologia
come ricerca scientifica di base.
Ho
cercato di compiere uno sforzo di citazione puntuale delle fonti,
come è testimoniato anche dai molti riferimenti bibliografici.
Occorre tuttavia ricordare che, parallelamente alla storia e
alla storiografia psicologicadel movimento psicologico, si è
sviluppato un costante e intenso dibattito critico fra gli psicologi
relativo alla valutazione di quanto è avvenuto. Tale dibattito
è stato in gran parte condotto faccia a faccia, in discussioni,
dibattiti e chiaccherate di cui non è rimasta traccia
se non nel ricordo, personale e altrui, di quanto è avvenuto
negli ambulatori, negli studi, nei corridoi delle università,
nei convegni, nelle commissioni di concorso, nelle cene al ristorante,
nelle riunioni in salotto, in incontri più privati, nelle
hall degli alberghi, sulle poltrone di aerei e di treni
(costantemente abitati da psicologi itineranti).
Di
tutto ciò possiamo trovare una qualche eco solo nella
storia orale della disciplina, negli aneddoti, nei pettegolezzi
e nei miti, ovvero nella biografia di ciascuno di noi. A tutto
ciò ho fatto anche riferimento, benchè più
tra le righe del testo che non con precarie citazioni. Del resto,
benchè la ricerca scientifica debba essere tenuta separata
dall'autore, è difficile separarsi da se stessi. Mi sarà
dunque concesso di fare riferimento anche alla mia esperienza
personale.
Il
testo si rivolge al mondo degli psicologi, o aspiranti tali,
ma può essere utile anche al pubblico non specialista
e al potenziale cliente in particolare. L'ho scritto pensando
ad alcuni dei miei studenti, che talvolta mi stupiscono per il
candore con cui non sanno quasi nulla di psicologia pur avendo
spesso delle buone idee (anche psicologiche), e pensando ad alcuni
dei miei colleghi, che talvolta mi stupiscono per la sensazione
che comunicano di non conoscere quasi per nulla la realtà
storica della nostra professione pur sapendo magari produrre
una ricerca di buona qualità.
Il
libro si rivolge a tutti quelli che perseguono consapevolmente
la costruzione della propria identità attraverso la psicologia,
a quelli che sono psicologi senza saperlo, a quelli che vorrebbero
esserlo, a quelli che hanno pensato qualche volte che forse andare
dallo psicologo potrebbe fare loro del bene (o che potrebbe rimettere
in sesto qualcuno della famiglia), a quelli che, quando gli dici
che sei uno psicologo, ti rispondono, come in un riflesso condizionato,
"interessante!".
Precisazioni
Prima di cominciare
(ma in effetti ho già cominciato), occorre premettere
alcuni chiarimenti. Il primo riguarda il problema della completezza
dei dati. Il libro riporta molti fatti, ma ne potrebbe contenere
assai di più. Ognuno troverà che manca qualcosa
(specie se si tratta di un evento o di una persona che lo ha
coinvolto) o che c'è qualcosa di troppo (specie se riguarda
persone, gruppi o settori disciplinari che non ama o che non
conosce). E' inevitabile. Qualsiasi ricerca non può essere
che parziale. Questa indagine ha richiesto anni di lavoro, e
ad un certo punto occorre fermarsi. Altrimenti non si passa mai
alla fase di stesura del testo, i dati raccolti non possono mai
venire sottoposti alla valutazione degli addetti ai lavori, nè
possono essere utilizzati per fornire informazioni (spero di
qualche utilità) ai simpatizzanti e ai futuri colleghi
che stiamo cercando di formare. L'analisi presentata in queste
pagine va insomma letta come un excursus preliminare sul tema
(ancorchè documentato) e non come un trattato conclusivo.
Questo libro
è stato pensato, sin dall'inizio, in parte come un servizio
a favore della comunità psicologica che attualmente si
sforza di fare crescere la disciplina e le sue applicazioni.
Sin dalla sua nascita, è pronto per essere rivisto, in
edizioni successive che lo aggiornino e lo perfezionino al di
là dei limiti di una prima stesura. Per certi aspetti
questo saggio è quindi un documento in progress, una proposta
di discussione e non una conclusione. Sarò dunque ben
felice di ricevere quante più possibili comunicazioni
e segnalazioni, utili ad una eventuale seconda edizione.
Ho cercato
di ricavare spunti e indizi sulla vita e la mentalità
dello psicologo da occasioni disparate, ma, nonostante tutti
i miei sforzi, le fonti riportate saranno verosimilmente incomplete.
Accanto alla storia, e alle discussioni interpretative, gli psicologi
hanno sviluppato da tempo anche uno sforzo di validazione empirica,
attraverso la ricerca sistematica, su ciò che è
successo. Tale impegno, conforme alla tradizione di una disciplina
scientifica, è stato forse inferiore alle potenzialità
dei nostri strumenti di ricerca, ma rappresenta comunque una
base di riferimento considerevole. Ritengo che i testi qui citati
possano ragionevolmente fornire un campione abbastanza ampio
e aggiornato da rappresentare un punto di partenza per ulteriori
indagini. Spero, quanto meno, di avere considerato la maggior
parte delle testimonianze più importanti tra quelle disponibili
alla data di chiusura del testo, e cioè al 1993. Uno degli
obiettivi del lavoro è anche quello di fornire una serie
di riferimenti bibliografici che possa costituire un punto di
partenza per successivi approfondimenti di aspetti anche molto
specifici.
Gli argomenti
affrontati risentono di quanto è disponibile in letteratura.
Questo lavoro è in parte una rassegna, e quindi una analisi
del contenuto, di quello che la ricerca psicologica in materia
di psicologi ci offre. La notevole ampiezza di alcune sezioni,
e le limitate dimensioni di altre, dipendono dunque, in parte,
oltre che da una mia specifica intenzione critica, dalla disponibilità
di materiale. Ogni argomento potrebbe essere trattato più
estesamente, ma questo fa parte dei limiti di qualsiasi indagine.
Alcuni
argomenti, e in particolare quelli di carattere storico, vengono
presentati in modo sintetico, specie se si confronta questo testo
con alcuni ampi lavori presenti in letteratura. Va ricordato
tuttavia che il libro pretende di rivolgersi anche ai neofiti
del movimento psicologico, che non sempre hanno occasione di
incontrare queste notizie nemmeno in forma succinta. Inoltre:
un minimo di inquadramento storico potrà risultare utile
a capire anche le diverse atmosfere culturali ed emotive che
hanno caratterizzato la storia del movimento, l'alternarsi delle
diverse aspettative, lo svilupparsi di singoli settori, anche
indipendentemente dalle intenzioni consapevoli dei protagonisti.
Alcuni
giochi di parole, così come qualche allusione, sono un
po' iniziatici. Ma non mi sembra che danneggino il testo, poichè
non si notano se non si è in grado di comprenderli. In
ogni caso: non ho saputo resistere alla tentazione. La vita reale
è fatta anche di ironia, di mezze frasi e di allusioni.
Molte cose non si riescono a capire, se vengono spiegate fino
in fondo.
Il
dettaglio di alcune date, di qualche nome e di qualche luogo
geografico, specie per quanto riguarda gli inizi della professione
psicologica, è oggetto di controversia. professionalizzazione
:storiaLe fonti di riferimento sono talvolta imprecise (nel senso
che le loro tracce si perdono nel nulla). In altri casi esiste
un problema terminologico (ad esempio: che cosa intendere per
"laboratorio" o "corso universitario" di
psicologia), e su tutto aleggia una moderata gelosia di campanile
(chi ha anticipato la psicologia scientifica? quale ne è
stato il primo vero libro? quale sede ha avuto il primo corso?
chi ha affermato per primo la tal cosa?). Capita inoltre che
il medesimo testimone autorevole, in circostanze diverse, racconti
lo stesso evento in due versioni contrastanti.
Persino
le datazioni canoniche, prima fra tutte la fondazione del laboratorio
di Lipsia, sono state messe in dubbio (Boring, 1965). Si tratta
comunque di variazioni nell'ordine dell'anno o al massimo di
pochi anni, o di scambi isolati fra qualche nome. Ho cercato
peraltro di non farmi prendere la mano dalla febbre filologico-polemica,
nè dall'ostentazione erudita, per riferire mediamente
i fatti nel modo in cui appaiono più frequentemente o
più autorevolmente. Rimangono delle incertezze e delle
contraddizioni, in attesa di conferme (se possibile) definitive.
Inoltre, poichè in questo libro vengono riportate complessivamente
(fra testo e riferimenti bibliografici) almeno 4.000 citazioni
di nomi, e quasi altrettante cifre o date, sarebbe quasi strano
che non ci fosse cascato qualche errore materiale di trascrizione
(anche se ho fatto di tutto per evitarlo). Mi scuso quindi, di
nuovo, per le approssimazioni che verosimilmente il testo conterrà,
e mi dichiaro ben lieto di raccoglierne la segnalazione se qualcuno
avrà la cortesia di farmele notare.
Esiste
infine un problema di impiego non-discriminatorio del linguaggio,
nel senso che (come è anche esplicitamente indicato, ad
esempio, dai manuali della American Psychological Association
:etica) è buona norma evitare qualsiasi forma di differenziazione
che possa implicare connotazioni negative verso particolari categorie
di soggetti. Ciò appare rilevante specie per quanto riguarda
il rischio di una discriminazione :sessista.
Il
termine, anche giuridico, con cui si definisce chi pratica la
psicologia è quello (neutro; genere che in italiano esiste
anche se si tende a dimenticarlo) di psicologo. Come avviene
anche per molte altre qualifiche (medico, psichiatra, psicoanalista,
ma anche professore, architetto, avvocato, ingegnere, e così
via), il neutro può venire confuso con il maschile. Nel
nostro caso il fatto risulta assai paradossale, specie se si
considera che, come vedremo, gli psicologi sono in maggioranza
donne.
Avevo
tentato, in un primo tempo, di applicare un modello di linguaggio
non-sessista all'americana, per cui avevo scritto continuamente
"lui o lei", "suo/sua" ovvero "lo/la
psicologa/psicologo", ma il testo, già denso, ne
risultava penosamente appesantito e in alcuni casi l'applicazione
riusciva difficile (volendo rispettare la consecutio).
In alternativa: l'impiego prevalente del termine "psicologa"
suonava fuorviante, poichè dava la errata sensazione che
in quel passo (e un po' in tutto il libro) si parlasse solo degli
psicologi di sesso femminile.
Ho
dunque receduto (benchè solo sul piano della forma grammaticale)
dalle originarie intenzioni di esibizione non-sessista, a favore
di un costante utilizzo del genere neutro, il quale viene peraltro
normalmente impiegato in sede ufficiale (anche per varie espressioni
accessorie come quelle di terapeuta e di paziente). Mi sono dunque
limitato a togliere l'articolo determinativo dal titolo del volume
e a sottolineare che il termine "psicologo" è
appunto neutro (con buona pace sia delle donne sia degli uomini),
ovvero che il problema esiste ed è significativo. Mi scuso
quindi per gli eventuali fraintendimenti, in attesa che le sedi
organizzate della comunità psicologica trovino una soluzione
soddisfacente al riguardo.
Benvenuti nel sito ufficiale
di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale
(Corso A, laurea triennale) e di Psicotecnica (laurea magistrale)
nella Facoltà di Psicologia dell'Università di
Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente
della Società Italiana
di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale
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